Ho sempre molta paura della solitudine.

Sono una persona introversa, non certo un “animale sociale” o il tipo di individuo a cui piace stare al centro dell’attenzione.

Ma ho il terrore di rimanere solo. Sono profondamente spaventato dall’idea di essere escluso, ignorato o, ancora peggio, rifiutato.

Quando questo terrore mi assale, mi sforzo di uscire e di incontrare persone. Oppure telefono a un amico. A volte vado a una festa anche se non ne ho voglia.

Insomma, scappo dalla solitudine, cerco riparo negli altri.

Ma quando invece mi sforzo di fronteggiare la sensazione di solitudine, quando mi immergo profondamente in essa, senza cercare di sfuggirla, ecco che come per magia mi accadono delle cose meravigliose e totalmente inaspettate.

Ecco quali:

Creatività.

Quella magica arte di trasformare il senso di vuoto in uno spazio in cui dar vita a nuovi pensieri, idee e intuizioni.

Introspezione.

Piuttosto che guardarmi attraverso gli occhi degli altri, con il timore di essere giudicato e condannato, rimanere da solo mi spinge a guardarmi dentro con autenticità e trasparenza, senza maschere o inganni.

Ho sempre paura di ciò che potrò trovare dentro di me. Dopo averlo fatto, mi sento sempre gratificato e riconoscente.

Il bello della solitudine. Come stare soli e vivere felici

Energia.

Le persone introverse si ricaricano, recuperando energia, quando sono da sole.
Nessuno di noi è totalmente introverso o estroverso. Ma io tendo decisamente verso la tipologia dell’introverso.

Mi piace stare insieme agli altri. Ma so cosa devo fare quando mi voglio ricaricare.

Quando trascorro un giorno intero da solo, mi sento come un supereroe che recupera tutti i superpoteri.

Intelligenza.

Quando sono solo tendo ad essere più disciplinato. Leggo, scrivo, imparo.

I momenti di solitudine sono in grado di fornirmi le condizioni migliori per acquisire conoscenza e sviluppare competenze.

Curiosità.

A volte quando sono solo mi piace vagabondare in giro per la città.

Ne approfitto per scoprire angoli nascosti, osservare le persone, esplorare nuove zone.

Viviamo così concentrati su noi stessi che a volte ci dimentichiamo dell’infinita bellezza che ci circonda.

La solitudine dell’anima

Tristezza.

Quando è morta mia madre, sono stato sopraffatto dal dolore e dalla tristezza.

È stato come se un buco nero si fosse aperto nella mia vita e avesse iniziato a risucchiare tutte le mie sensazioni ed emozioni.

Pian piano, giorno dopo giorno, ho imparato a vivere con quel buco nero. Ho imparato a sentire “mio” quel dolore. Ho imparato a sublimare quella tristezza profonda.

Ho imparato a valorizzare ogni ricordo e a connettermi con mia madre ad un livello diverso, in maniera ancor più intima, autentica e profonda.

Ancora oggi mi capita di tanto in tanto di passare vicino alla casa dove abitava e dove sono cresciuto.

Ogni volta, d’istinto, alzo lo sguardo in alto verso il balcone dove si affacciava per salutarmi, con l’illusione di trovarla ancora lì con il suo sorriso ad agitare il braccio verso di me.

In quei momenti il dolore, la solitudine e il vuoto si ripresentano con tutta la loro intensità.

Ma solo per un momento. Ogni volta, prima di andarmene, rivolgo un ultimo sguardo al balcone vuoto e sorrido come se lei fosse ancora lì. In pace con me stesso.

Oggi porto con me ogni suo insegnamento. Una parte di lei vive dentro di me.

E senza la solitudine che mi ha provocato la sua perdita, oggi non sarei la stessa persona.

Con quella solitudine, ho imparato a comportarmi meglio con le persone che mi sono vicino.

Mi comporto in modo più compassionevole, più autentico, più attento, più gentile, più presente.

Ho imparato che ogni esistenza è delicata.

Ho imparato a trattare ogni persona con il rispetto che ogni fragile creatura merita.