Le Frasi Più Belle di Jiddu Krishnamurti

Jiddu Krishnamurti è stato un filosofo apolide di etnia indiana. Dopo la gioventù passata negli ambienti della teosofia, non volle più appartenere a nessuna organizzazione, nazionalità o religione, per cui nel 1948 non prese la cittadinanza dell’India. 

La famiglia di Krishnamurti era in origine induista, appartenente alla casta dei brahmini, ma il padre divenne nel 1882 un seguace della teosofia. Dopo la morte della madre nel 1906, Krishnamurti fu mandato a scuola ma per il suo scarso rendimento veniva spesso picchiato da maestri e dal padre, e considerato intellettualmente scarso o disabile. Da bambino era spesso malato e contrasse la malaria.

Nel 1909, a 14 anni, il giovane Jiddu fu notato dal sedicente chiaroveggente Charles Webster Leadbeater sulla spiaggia privata della sede della Società Teosofica di Adyar, un sobborgo di Chennai nel Tamil Nadu. Per le sue capacità spirituali e intellettuali, l’allora presidente della Società Teosofica, l’inglese Annie Besant, che lo tenne vicino come fosse suo figlio, lo allevò quindi con lo scopo di utilizzare le sue capacità come veicolo del pensiero teosofico.

In seguito, nell’ambiente teosofico Krishnamurti fu considerato in seguito l’ultimo “iniziato vivente” o “maestro mondiale”, denominato Lord Maitreya, in attesa della venuta del futuro Maitreya, ma egli rinunciò a questo titolo abbandonando la Società.

Viaggiò per il mondo tutta la vita dal 1911 fino all’età di novant’anni, spesso parlando a grandi folle di persone e dialogando con gli studenti delle numerose scuole da lui costituite con i finanziamenti che otteneva.

Quello che stava a cuore a Krishnamurti era la liberazione dell’uomo dalle paure, dai condizionamenti, dalla sottomissione all’autorità, dall’accettazione passiva di qualsiasi dogma. Il dialogo era la forma di comunicazione che preferiva. Voleva capire insieme ai suoi interlocutori il funzionamento della mente umana e i conflitti dell’uomo.

Riguardo ai problemi della guerra e della violenza in genere, era convinto che solo un cambiamento dell’individuo può portare alla felicità e che le strategie politiche, economiche e sociali non siano soluzioni radicali alla sofferenza umana. Insisteva sul rifiuto di ogni autorità spirituale o psicologica, compresa la propria, ed era interessato a capire come la struttura della società condizioni l’individuo. 

Facciamo sempre paragoni tra quello che siamo e quello che dovremmo essere. Questo continuo paragonarci a qualcosa o a qualcuno è la causa primaria dei nostri conflitti. Perché vi paragonate ad altri? Se non vi paragonate a nessuno sarete quel che realmente siete.

La più alta forma di intelligenza umana è la capacità di osservare senza giudicare.

La vera rivoluzione per raggiungere la libertà è quella interiore, qualsiasi rivoluzione esterna è una mera restaurazione della solita società che a nulla serve.

C’è una rivoluzione che dobbiamo fare se vogliamo sottrarci all’angoscia, ai conflitti e alle frustrazioni in cui siamo afferrati. Questa rivoluzione deve cominciare non con le teorie e le ideologie, ma con una radicale trasformazione della nostra mente.

Tra due soluzioni, opta sempre per la più generosa.

Nel cammino della vita e della morte dobbiamo camminare da soli; è un viaggio durante il quale conoscenza, esperienza e memoria non possono offrire alcun conforto. La mente deve essere ripulita da tutto ciò che ha afferrato nel suo bisogno di trovare certezze; i suoi dèi e le sue virtù devono essere restituiti alle società che li hanno generati. Occorre raggiungere una solitudine completa e incontaminata.

Quando si perde il profondo rapporto intimo con la natura, i templi, moschee e chiese diventano importanti.

L’elemento decisivo per portare la pace nel mondo sono i nostri comportamenti di tutti i giorni.

Ciascuno cambi se stesso per cambiare il mondo.

La scelta c’è dove c’è confusione. Per la mente che vede con chiarezza non c’è necessità di scelta, c’è azione. Penso che molti problemi scaturiscano dal dire che siamo liberi di scegliere, che la scelta significa libertà. Al contrario, io direi che la scelta significa una mente confusa, e perciò non libera.

Le idee non sono la verità; la verità è qualcosa che deve essere sperimentata direttamente, di momento in momento.

Per intendere la Verità bisogna avere una mente molto precisa e chiara; non una mente astuta, bensì capace di vedere senza distorsioni, una mente innocente e aperta.

Rinchiudersi e isolarsi all’interno di un ideale non libera dal conflitto.

Senza amore l’acquisizione della conoscenza non fa che aumentare la confusione e condurci all’autodistruzione.

L’amore non sa niente del passato o del futuro, è nuovo in ogni istante.

Ma come possiamo essere liberi di guardare e studiare quando le nostre menti dalla nascita alla morte sono regolate da una cultura particolare nel limitato modello dei nostri io? Per secoli siamo stati condizionati da nazionalità, casta, ceto, tradizione, religione, lingua, educazione, letteratura, arte, costumi, consuetudini, propaganda di ogni tipo, pressioni economiche, dal cibo che mangiamo, dal clima in cui viviamo, dalla nostra famiglia, i nostri amici, le nostre esperienze, ogni forma di influenza che vi viene in mente, e di conseguenza le nostre reazioni a ogni problema sono condizionate. Siete consapevoli di essere condizionati?

Sai cosa significa imparare? Quando impari veramente, impari dalla vita; non c’è un insegnante particolare da cui imparare. Tutto ti è di insegnamento: una foglia morta, un uccello in volo, un profumo, una lacrima, il ricco e il povero, coloro che piangono, il sorriso di una donna, l’alterigia di un uomo. Impari da ogni cosa, quindi non hai bisogno di guide spirituali, di filosofi, di guru. La vita stessa ti è maestra, e tu sei in uno stato di costante apprendimento.

La rivoluzione interiore va fatta da sé per sé, nessun maestro o guru può insegnarti come fare.

Possiamo fare cose straordinarie solamente quando ci sia grande passione e grande energia. Solamente questa passione può generare un tipo di vita assolutamente diverso dentro noi stessi e nel mondo.

La decisione presuppone una scelta, e una scelta significa una mente che oscilla tra questo e quello. Una mente che vede con chiarezza non ha scelta. Non decide, agisce.

La meditazione non ha un significato che porta ad un fine. È sia significato che fine.

Ciò che siete dentro è stato proiettato all’esterno, sul mondo; ciò che siete, ciò che pensate e sentite, ciò che fate nella vostra esistenza quotidiana, viene proiettato fuori di voi e va a costituire il mondo.

Condividiamo, tutta l’umanità condivide, la luce del sole. La luce del sole non è né tua né mia. È l’energia dispensatrice di vita che tutti condividiamo. La bellezza di un tramonto, se lo osservi con sensibilità, è condivisa da tutti gli esseri umani.

Se cominciate a indagare, guardare, osservare come funziona il cervello, allora vedrete che esso diventerà straordinariamente quieto; un silenzio che non è sonno e quindi è quiete. 

Non c’è alcuna via verso la verità sia essa storica o religiosa. Non è da esperire o da trovare nella dialettica, né da vedere in opinioni mutevoli e credenze. Ti imbatti in essa quando la mente è libera da tutta le cose che ha messo insieme.

Nella meditazione la prima cosa di cui ci rendiamo conto è che non serve cercare; infatti ciò che si cerca è predeterminato da ciò che si desidera; se siete infelici, soli, disperati, cercherete la speranza, la compagnia, qualcosa che vi sostenga, e la troverete inevitabilmente.

Faremo piuttosto un viaggio insieme. Un viaggio di scoperta negli angoli più segreti della nostra mente. E per intraprendere un viaggio del genere bisogna viaggiare con poco bagaglio, non possiamo essere appesantiti da opinioni, pregiudizi e conclusioni, tutto quel vecchio bagaglio che abbiamo messo insieme negli ultimi duemila anni e più.

La difficoltà è che la maggior parte di noi non è in grado di essere passivamente consapevole, lasciando che il problema riveli la sua storia senza che siamo noi a interpretarlo. Non sappiamo come guardare un problema spassionatamente. Non ne siamo capaci, sfortunatamente, perché vogliamo sempre una soluzione al problema, vogliamo una risposta, ne cerchiamo la fine; oppure cerchiamo di tradurre il problema secondo i nostri principi di piacere e dolore, o abbiamo già una risposta pronta su come affrontare il problema. Quindi affrontiamo un problema che è sempre nuovo con i vecchi schemi. La sfida è sempre il nuovo, la nostra risposta è sempre vecchia, e la nostra difficoltà è quella di confrontarci in modo adeguato con tutto ciò, pienamente.

La religione è il pensiero contorto dell’uomo fuori del quale si erigono templi per concretizzarlo.

L’affermazione costante di credere è un indizio di paura.

Solo se ascoltiamo, potremo imparare. E ascoltare è un atto di silenzio: solo una mente serena, ma straordinariamente attiva può imparare.

Ritengo che la Verità sia una terra senza sentieri e che non si possa raggiungere attraverso nessuna via, nessuna religione, nessuna scuola. Questo è il mio punto di vista, e vi aderisco totalmente e incondizionatamente. Poiché la Verità è illimitata, incondizionata, irraggiungibile attraverso qualunque via, non può venire organizzata, e nessuna organizzazione può essere creata per condurre o costringere gli altri lungo un particolare sentiero. Se lo comprendete, vedrete che è impossibile organizzare una “fede“. La fede è qualcosa di assolutamente individuale, e non possiamo e non dobbiamo istituzionalizzarla. Se lo facciamo diventa una cosa morta, cristallizzata; diventa un credo, una setta, una religione che viene imposta ad altri.

L’individuo che non è intrappolato nella società è l’unico a poter influire su di essa in modo considerevole.

Hai mai notato che l’ispirazione arriva quando me te l’aspetti? Arriva quando le aspettative sono nulle, quando la mente e il cuore sono tranquilli.

La libertà è essenziale per l’amore; non la libertà di rivolta, non la libertà di fare ciò che ci aggrada né quella di cedere, più o meno apertamente, ai nostri desideri; si tratta piuttosto della libertà che deriva dalla comprensione.

Fa’ attenzione all’uomo che dice di sapere.

Quando la mente è totalmente silenziosa, in superficie come in profondità, allora ciò che è ignoto, ciò che è incommensurabile, si rivela.

Quando diamo un nome a una cosa, ci limitiamo a etichettarla, e crediamo di averla compresa senza soffermarci oltre. Se invece non diamo a essa un nome, siamo obbligati a guardarla. In altre parole, ci avviciniamo a un fiore, o a qualsiasi altra cosa, con occhi diversi, con spirito d’osservazione rinnovato: lo guardiamo come se non lo avessimo mai visto prima.

Se semini grano una volta, raccoglierai una volta. Se pianti un albero, raccoglierai dieci volte. Se istruisci il popolo, raccoglierai cento volte.

Quando si presta attenzione a tutto, si diventa sensibili, ed essere sensibili significa avere una percezione interiore della bellezza, significa possedere il senso della bellezza.

Scappare da un problema serve soltanto ad ingrandirlo, in un processo in cui l’autocomprensione e la libertà si danno per vinte.

Il nazionalismo è un processo di isolamento che provoca guerre, miseria e distruzione.

L’amore elargisce se stesso con abbondanza, come un fiore il suo profumo.

Senza la meditazione la vita manca di profumo, manca di amore.

Dovete insistere per ricevere un’educazione che vi stimoli a pensare liberamente e senza timore, che vi spinga a ricercare, a comprendere; dovete esigerla dai vostri maestri.

Questo significa che dovete essere vigili su voi stessi, che dovete fare assoluta attenzione alle influenze che cercano di controllarvi e dominarvi; significa che non dovete accettare nulla senza prima riflettere, ma chiedere e investigare sempre, in un costante stato di ribellione.

Vedendo tutto ciò, la confusione, la grande infelicità, il senso di enorme malessere, ogni serio indagatore direbbe che è possibile trasformare questa società solo se l’individuo trasforma realmente se stesso, ovvero se si rigenera dalle fondamenta. La responsabilità di questa trasformazione ricade sull’individuo, non sulle masse o sui preti, sui templi o le chiese, ma su ogni essere umano consapevole di questa spaventosa confusione politica, religiosa ed economica.

Il compito dell’educazione consiste proprio nel risvegliare l’individuo.

Se siete veramente seri, allora quando osservate, il vecchio impulso – la ripetizione di vecchi schemi, di vecchi modi di pensare, di vivere e di agire – finisce

Abbiamo tutti contribuito con la nostra personale violenza allo stato in cui si trova il mondo.

Affermiamo di non essere capaci di uccidere – che non andremo in Vietnam o in altri posti a uccidere, ma non abbiamo niente in contrario all’uccisione degli animali, se doveste uccidere con le vostre mani l’animale che mangiate, e sentiste tutta la crudeltà di questa uccisione, mangereste lo stesso quell’animale? Ne dubito fortemente. Ma non avete niente in contrario che il macellaio lo uccida perché voi poi lo mangiate; che immensa ipocrisia che si cela in questo atteggiamento!

Mi sembra che, prima di intraprendere qualunque viaggio alla scoperta della realtà, alla ricerca di Dio, prima di poter agire, prima di poter avere rapporti con gli altri – ciò che costituisce la società – è essenziale cominciare a comprendere innanzitutto noi stessi. Se non comprendiamo noi stessi, infatti, come possiamo con l’azione produrre un cambiamento nella società, nei rapporti, in tutto ciò che facciamo? Questo non significa, ovviamente, che la conoscenza di sé sia in contrasto con la socialità o che sia del tutto indipendente da essa. Né significa porre l’accento sull’individuo, sull’io, in quanto opposto alla massa, agli altri. Ma senza conoscere voi stessi, senza conoscere il vostro modo di pensare e il perché pensate certe cose, senza conoscere le radici di vostri condizionamenti e le cause delle vostre convinzioni sull’arte, sulla religione, sul vostro paese, sui vostri simili e su voi stessi, come potete davvero riflettere su qualunque altra cosa?

Ottenere successo implica spietatezza, mancanza di amore, un’enorme mancanza di considerazione per gli altri, conformismo, imitazione, accettazione della struttura sociale. Negare il successo significa quindi comprendere tutto ciò. Non è un atto di violenza; al contrario, è un atto di estrema attenzione.

La mente, che di solito è pigra e indolente, trova facile seguire quello che qualcun altro ha detto. Un seguace dunque, è un uomo di seconda mano; e la maggior parte della gente è del tutto di seconda mano.

E l’accettazione di una credenza non è, in definitiva, proprio questo: un modo di mettere a tacere la paura di non essere nulla, di essere vuoti? Dopo tutto, però, una tazza è utile soltanto quando è vuota; e una mente piena di credenze, di dogmi, di asserzioni, di citazioni, non è certo una mente creativa, è semplicemente ripetitiva. Sfuggire a quella paura – la paura del vuoto, la paura della solitudine, la paura del ristagno, la paura di non arrivare, di non riuscire, di non ottenere qualcosa, di non essere qualcosa, di non diventare qualcosa – è certamente una delle ragioni per cui aderiamo alle varie credenze con tanto entusiasmo, con avidità. E attraverso l’accettazione di una credenza, comprendiamo forse meglio noi stessi? Al contrario. Una credenza, religiosa o politica, ostacola ovviamente la comprensione di noi stessi.

I più riflessivi, i più accorti, i più vigili sono forse quelli che credono meno. Le credenze vincolano, le credenze isolano.

Ogni essere umano vuole un certo tipo di potere. Non attaccate dunque il potere che è assegnato ad altri, ma liberatevi del desiderio di potere che è in voi; la vostra azione sarà allora del tutto diversa […]allora generereste una società assolutamente diversa.

In realtà non vogliamo conoscere noi stessi, i nostri impulsi e reazioni, l’intero processo del nostro pensiero, il conscio e l’inconscio; siamo invece piuttosto propensi ad abbracciare un sistema che ci assicuri un risultato. Ma l’adesione a un sistema è invariabilmente il risultato del nostro desiderio di sicurezza, di certezze, e ovviamente il risultati non è certo la comprensione di sé.

Virtù non è qualcosa che vada coltivata, se è figlia de pensiero, della volontà, se è risultato di repressione, allora non è più virtù. Ma se voi capite il disordine che è nella vostra vita, la confusione, la totale mancanza di senso della vostra esistenza, quando vedete questo con grande chiarezza, non soltanto intellettualmente o a parole, non condannando, non fuggendo, ma osservando questo disordine della vita, allora dalla consapevolezza e dall’osservazione nasce l’ordine, naturalmente, ed è virtù. E’ una virtù del tutto diversa da quella della società, rispettabile e sancita dalle religioni con la loro ipocrisia; ed è completamente diversa dalla disciplina auto-imposta.

Un problema sorge quando si vede la vita in modo frammentario. Vedetene la bellezza. Quando vedete la vita come un intero non c’è assolutamente alcun problema. 

Per riuscire a seguire se stessi, per apprendere il funzionamento del proprio pensiero, bisogna essere straordinariamente vigili e iniziare così a sviluppare una sensibilità sempre maggiore al complesso intrico dei propri pensieri e reazioni e sentimenti, una maggiore consapevolezza non solo di se stessi, ma anche degli altri, di coloro con cui si è in rapporto. Conoscere se stessi vuol dire studiare se stessi nell’azione, che è rapporto.

Soltanto quando la mente è tranquilla – attraverso la conoscenza di sé e non attraverso un’autodisciplina imposta – solo allora, in quella tranquillità, in quel silenzio, la realtà può venire alla luce.

Bisogna che la mente abbia la qualità meditativa, non solo occasionalmente, ma tutto il giorno. Ed il sacro influirà sulle nostre vite non solo nelle ore di veglia ma anche durante il sonno.

Finché il “me” sopravviverà in qualunque forma, sottile o grossolana, ci sarà sempre violenza.

Impara che nessuna cerimonia è necessaria, altrimenti ti crederai in qualche modo da più di quelli che non la compiono. Tuttavia non biasimare coloro che ancora si aggrappano alle cerimonie. Lascia che essi facciano come vogliono; soltanto non devono ostacolare te che conosci la verità – non devono cercare di importi quanto col crescere hai oltrepassato.

La ricerca di Dio, della verità, il sentirsi completamente buoni – non il coltivare la bontà e l’umiltà, ma il cercare qualcosa al di là delle invenzioni e dei trucchi della mente, il che significa sentire quel qualcosa, vivere in esso, esserlo – quella è la vera religione.

Se avete combinato un pasticcio con la vostra vita, cambiatela! Cambiatela oggi, non domani.

Se uno capisce l’importanza dell’osservazione assoluta e immobile, la coscienza apre le sue porte.

Il rispetto accompagnato dalla speranza di una ricompensa è frutto di paura. Nell’amore non c’è paura.

Se non seguite qualcuno vi sentite molto soli. E allora siate soli! Perché avete paura di star soli? Perché siete a faccia a faccia con voi stessi così come siete e vi trovate vuoti, ottusi, stupidi, sgradevoli, colpevoli, ansiosi, un’entità secondaria, scadente, di seconda mano. Affrontate questa realtà: guardatela, non fuggitela. Nel momento in cui fuggite comincia la paura.