Nota: questo è un guest post di Elisa Barindelli del blog “L’Androide Minimalista”

A volte mi fermo, e faccio il punto della situazione. Mi succede quando cambia qualcosa di grosso nella mia vita, o quando da troppo tempo non cambia nulla e sento il bisogno di rinnovarmi e riprendere a crescere.

Molti mesi fa, quando mi sono fermata l’ultima volta, il mio obiettivo era imparare a vivere semplicemente, concentrarmi nel presente, percepire l’istante lasciando da parte ansie e rimpianti. Volevo scoprire e imparare ad apprezzare il microcosmo, il “qui e ora”.

A volte accade che l’Universo ci aiuti nei nostri intenti, a me è successo due anni fa. Da allora ho vissuto una serie di eventi così intensi da assorbirmi minuto per minuto, in un turbine di esperienze che meriterebbero ognuna intere pagine di racconto, ma che voglio riassumere in poche righe per formare un quadro generale, per guardarne luci ed ombre e fare nuovamente il punto.

Per scoprire cosa è cambiato, cosa ho imparato dal vivere estremo nel presente e tirare le somme. E poi andare avanti.

Una vita

Mia figlia è nata poco più di un anno fa. Una rivoluzione nelle nostre vite, un’ondata di amore, paure, meraviglia, gioia, disorientamento e gratitudine. Un vortice di sentimenti impossibili da districare, che probabilmente ogni genitore ha sperimentato nei primi mesi di vita del proprio primogenito. Un’esperina splendida, per cui non ci saranno mai parole sufficienti. La mia bambina è un dono enorme, impossibile da descrivere, senza il quale non so più immaginare la mia vita. Una luce infinita, che non smette mai di splendere, che mi rende felice, mi fa arrabbiare e mi fa amare la vita più che mai.

Una morte

Mio padre è morto. Se ne è andato a 76 anni, il 6 Ottobre 2010, dopo essere stato in coma per diversi mesi. Un’agonia infinita, che ha purificato lui e consumato noi, erodendo tutto l’inutile, lasciando i miei sentimenti e legami più intimi scoperti, senza protezione. Un’esperienza terribile e catartica, un addio che ha fatto malissimo, ma forse anche per questo è stato speciale, forte, degno. Una notte nerissima, in cui ho riscoperto le nostre similitudini e tutto l’affetto mai raccontato eppure sempre esistito, in cui ho imparato a conoscere aspeti di me mai emersi e confrontarmi con i sentimenti più intensi.

Un matrimonio

Ci siamo sposati. Rito civile tra pochi intimi, semplice e bello, con tanti sorrisi e poco rumore. Ho scoperto la gioia di condividere la gioia, la bellezza di ritrovarsi a festeggiare un momento speciale, la semplicità e la magia di prendere un impegno ed esserne felici. Uno sprazzo di luce colorata, che riverbera a lungo in chi lo ha condiviso.

Un ordine più alto

Abbiamo provato ad avere un secondo figlio. Abbiamo contato i giorni e i ritardi per un po’, con il solo risultato di consumare un gran numero di test tutti negativi. Poi sembrava ci fossimo riusciti, ma tutto è finito quasi prima di iniziare dopo appena 6 settimane. Quando non è il momento te lo senti, e il tuo corpo prima ancora di te. All’inizio non ci credi, poi ti arrabbi, poi ti ostini, poi sei triste… e poi, ad un certo punto, semplicemente ti rendi conto che la decisione non è tua, che esiste un ordine più alto che alcuni chiamano Dio, altri destino, altri caso ed altri karma, ma che comunque, innegabilmente, c’è e non spetta a noi alterarlo. Una notte buia ed una luce intensa, per perdere la strada vecchia e trovarne una nuova da cui ripartire, con una prospettiva completamente ribaltata.

Il lavoro

Ho (ri)pensato al lavoro ed ho capito che non farò mai carriera, per il semplice fatto che non mi interessa. E’ incredibile come il lavoro cambi, quando cambia il modo di pensare ad esso. Per me è diventato l’attività che mi fornisce soldi a sufficienza (se non in abbondanza) per vivere, niente più. Non un ring su cui dimostrare chi comanda ed è più forte, non un circuito da finire prima e meglio dei miei colleghi/avversari, non una prigione in cui svolgere lavori forzati quotidiani. E’ un mezzo, che per mia fortuna ha una forma che ben si adatta al mio stile di vita, ai miei studi ed interessi, e mi lascia anche abbastanza tempo libero da dedicare ad altro. E che, appena finito, mi permette di staccare la spina e lasciar svanire ogni pensiero lavorativo in meno di un secondo. Una notte buia trasformatasi in alba.

Il cibo

All’inizio di questa avventura ero vegetariana, bevevo tisane e meditavo un’oretta tutte le sere. Nel corso del eventi ho ripreso a mangiare carne, cibi confezionati e bere caffè; non ho più curato la forma fisica, ho puntato la sveglia sempre più tardi fino al limite del teletrasporto. Come risultato mi sono sentita meno padrona del mio corpo, più pesante, più stanca, più “inquinata”. Ma anche molto più consapevole del legame azione/reazione tra ciò che assumiamo e ciò che ne otteniamo e di quanto il nostro stile di vita impatta l’ambiente e l’economia (personale e, per analogia, globale). Un viaggio nel buio da cui sto lentamente tornando, portando con me un’esperienza che vale più di mille raccomandazioni, estremismi e buoni propositi.

Le parole

Abbiamo litigato. Poi abbiamo litigato ancora. Poi ci siamo quasi lasciati, con tanto di valigia e lacrime. E poi, per fortuna, abbiamo ripreso a parlare e scoperto di amarci ancora al di là dei litigi. Ho scoperto (o per essere onesti, mi è stata fatta scoprire con amore e infinita pazienza) l’importanza di comunicare. Scrivere, per condividere e per riflettere. Leggere, per capire e trovare nuovi spunti. Dialogare. Dialogare di ogni cosa, con tutti, sempre. Per non chiudersi, per essere ricettivi, per vivere meglio. Perchè i pensieri non detti sono germogli non sbocciati, il cui peso ci resta dentro invece di trasformarsi in fiore. Una nuova luce con cui illuminare ogni tratto buio che incontreremo lungo la strada.

E ora, tiriamo le somme.

Questi ultimi due anni sono stati incredibili, i più forti e profondi della mia vita. Il “qui e ora” è stato così intenso, totale ed assordante da cancellare ogni altra cosa. Ho imparato ad entrare nel flusso, lasciarmi trascinare dalla corrente, divenirne parte e poi dissolvermi. Ho scoperto di poter perdere coscienza di me e di ogni altra cosa oltre a ciò che esiste nell’istante, fino a farmene anche travolgere.

A volte accade che l’Universo ci aiuti nei nostri intenti, a me è successo di nuovo.

Ora posso riemergere, ritrovare la normalità, prendere fiato. Ripensando ai due anni passati, mi rendo conto solo ora di un’infinità di cose. Che solo nelle notti più buie possono splendere le luci più intense, perchè le une senza le altre non possono esistere. Che per crescere si deve lasciare la propria zona di comfort ed aprirsi, volenti o nolenti, al nuovo e all’ignoto, espandere gli orizzonti e superare i vecchi confini.

Mi accorgo anche che l’equilibrio è alla base del benessere fisico e mentale, della continuità, dell’evoluzione. Che per ogni alto c’è un basso, per ogni perdita un nuovo dono, per ogni dolore la scoperta di una nuova forza. E’ una cosa che la Natura ci insegna in continuazione, che regola il mondo in cui viviamo, che è bene ricordare sempre. Mi accorgo che c’è sempre un domani e una via d’uscita, anche quando sembra impossibile. Che nessuno scoglio è insuperabile, che siamo infinitamente più forti e coraggiosi e intelligenti di quel che mai supporremmo, e basta crederci e provare per darsi l’occasione di dimostrarlo.

Ma più di ogni cosa, guardando indietro mi accorgo di non ricordare numeri e fatti, ma persone e sentimenti. Mi rendo conto che quel che rimane è quanto scambiamo con gli altri, quello che impariamo, le emozioni che scegliamo di vivere e far vivere. Quel che rimane è l’amore.

Ciò che porterò con me da questi due anni è la scoperta dei sentimenti, dell’immediatezza dell’istante, della forza di saper amare sempre, sia nelle luci che nell’ombra.

Sta per iniziare un nuovo periodo della mia vita.

Un periodo che voglio dedicare all’equilibrio, a bilanciare l’immediato con l’assoluto, alla riscoperta della prospettiva senza più l’angoscia del futuro. Un periodo nuovo, che voglio vivere in modo nuovo, fino al prossimo stop, facendo tesoro di quanto ho imparato e di quanto ancora imparerò.

Un periodo che voglio immaginare felice, e che non vedo l’ora di scoprire.

Un giorno alla volta, senza contarli.