“Amato Osho, ti senti una persona che ha realizzato se stessa? e come spieghi la tua relazione con l’esistenza e con le altre persone?”  

OSHO: 

L’espressione che tu utilizzi, “realizzare se stessi”, non è corretta, perché la realizzazione implica sempre la trascendenza dell’io.

L’espressione “realizzare se stessi” è pertanto contraddittoria.

Quando ti realizzi, comprendi che non c’è io.

Se non sei realizzato, allora significa che l’io è presente. La realizzazione è l’assenza dell’io, mentre la presenza dell’io è non-realizzazione.

Per questo motivo, io non posso dire di aver realizzato me stesso. Posso soltanto dire che ora non c’è nessun io.

Prima c’era un io – ma l’ho lasciato alla porta del tempio. Il momento in cui entri nel tempio della realizzazione, non trovi più alcun io.

Se vuoi salvare l’io devi rimanere al di fuori del tempio della realizzazione.

Per questo motivo tutti i grandi maestri hanno utilizzato delle espressioni erronee. E’ sbagliato parlare di “realizzazione di se stessi”. Buddha usava l’espressione “realizzazione del non-io” e io utilizzo la stessa terminologia. Questa è l’unica realizzazione possibile.

Nel momento in cui non c’è alcun io, sei diventato cosmico. L’io non è qualcosa che deve essere protetto; l’io deve essere distrutto. L’io rappresenta la barriera per raggiungere la tua potenzialità ultima, la tua realizzazione ultima.

Dunque io non posso dire di aver realizzato me stesso. Posso dire che ho realizzato il non-io, e che questa è l’unica forma di realizzazione possibile.

Non esistono altre realizzazioni. Tutti coloro che parlano di realizzare se stessi pongono l’enfasi sull’io e non sulla realizzazione. La mia enfasi è sulla realizzazione, questo è il motivo per cui in maniera enfatica io nego l’io.

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Come mi relaziono con il cosmo e con le persone? Per me il cosmo e le persone non sono due cose distinte.

Il cosmico si esprime in moltissimi modi, e uno di questi sono le persone. Il cosmo si esprime in così tanti modi – il sole, le stelle, la terra, gli alberi, gli animali, le persone. Soltanto le espressioni differiscono, ma l’elemento divino è sempre lo stesso.

Io sono completamente aperto e pronto ad accettare tutto ciò che accade. E non penso mai in termini di relazione, ma piuttosto in termini di unità.

La relazione è soggetta a condizioni, mentre l’unità è incondizionata.

La relazione è sempre soggetta a condizioni. Qualche condizione cambia e allora anche la relazione cambia. La relazione è sempre seduta sopra a un vulcano, è sempre soggetta a mutamenti. E quindi ogni relazione genera paura, perché c’è sempre il pericolo che vada in frantumi. E più c’è paura, più ti aggrappi a essa, e più ti aggrappi, più paura generi.

L’unità è diametricamente opposta. L’unita è incondizionata. L’unità esiste quando non c’è condizione, non c’è aspettativa, non c’è scopo. L’unità non è condizionata dal passato né orientata al futuro.

L’unità è l’espressione dell’esistenza, non legata al passato, non legata al futuro.

Per questo motivo io mi sento in unione totale  sia con il cosmo che con le persone.

A volte anche la tua mente è così in sintonia con il cosmo che riesci ad avvertire l’unione con esso.

Questo è il motivo per cui io insisto così tanto sulla meditazione, perché la meditazione altro non è che l’opportunità di sintonizzare la tua mente sulle stesse vibrazioni del cosmo così da avvertire l’unità con esso.

Per me la meditazione significa aprire la mente verso l’unità.

L’unità è importante, non la relazione. Una volta che avrai conosciuto l’unità, tutto sarà incluso. Sarai diventato cosmico. L’individuo deve scomparire per lasciare spazio all’unità. L’ego deve andar via affinché possa arrivare il divino.

Io ho conosciuto ciò che unisce tutto. Tu potrai chiamarla realizzazione di se stessi. Io no. Io la chiamo realizzazione del non-io, perché questa è l’essenza di tutte le realizzazioni.