È facile, e comprensibile, arrabbiarsi nei confronti di chi ci ha ferito. Se qualcuno ci fa soffrire, quasi di istinto cerchiamo di individuare quale sia la vendetta più appropriata per ripagare il torto subito.

Ma sei sicuro che la vendetta sia la risposta più giusta nei confronti di chi ti ha fatto del male?

Perché la vendetta non funziona. 

Vendicarti non ti farà stare meglio.

La vendetta potrà forse farti provare un certo senso di soddisfazione nell’immediato, ma di certo non ti sentirai meglio con te stesso. Con la vendetta non fai altro che trascinarti a un livello più basso, spesso infimo, degradando te stesso e la tua dignità.

Mette in crisi un rapporto.

Ti vendichi perché qualcuno ti ha ferito, ma nel fare questo fai del male all’altro, che si arrabbia a sua volta. In sintesi, la relazione finisce per essere seriamente compromessa.

Di questo potrai senz’altro dare la colpa all’altra persona, ma la verità è che anche tu stai contribuendo in modo decisivo al deterioramento del rapporto.

Potrai obiettare che non ti importa, che non vuoi rapporti con persone che possono ferirti, e questo può essere vero.

Accertati però che questo tipo di valutazione non sia dettata dalla rabbia, ma che al contrario sia il frutto di una valutazione fatta con calma e in modo razionale.

L’idea di vendetta ti spinge ad agire solamente sulla spinta dell’impulso e della paura.

Quando ci scagliamo contro qualcuno perché ci ha fatto un torto, la nostra reazione non è guidata da una valutazione razionale. Quando siamo accecati dalla rabbia non siamo capaci di individuare la soluzione migliore per gestire la situazione nella quale ci troviamo.

In questi casi agiamo sulla base di un impulso dettato da rabbia e paura. Per quanto si tratti di una reazione naturale, credo che seguire i nostri istinti senza fermarci almeno per un istante a riflettere non sia la soluzione migliore.

Assecondare d’istinto i nostri impulsi può causare problematiche come distrazione, procrastinare, mangiare troppo cibo spazzatura, incollarci alla TV o ai videogiochi, lasciarci andare con l’alcol o con il fumo.

Al contrario, dovremmo cercare di adottare l’abitudine di fermarci e riflettere ogni qualvolta avvertiamo l’urgenza di un impulso: questo ci aiuterà a placare almeno un poco rabbia e paura e ad individuare con maggior raziocinio la strategia migliore.

Non ti farà guadagnare più rispetto.

Agire in preda alla rabbia o alla paura non è propriamente la ricetta ideale per ottenere il rispetto degli altri.

In base alla mia esperienza, anzi, quando ti scagli per vendetta contro qualcuno il rispetto per te da parte delle altre persone non fa che diminuire.

In alcuni casi hanno meno voglia di frequentarti e questo comportamento è dettato dalla paura o dal rifiuto piuttosto che dal rispetto.

Personalmente, ho la tendenza a rispettare di più coloro che sanno gestire le situazioni in modo maturo, calmo e compassionevole.

Quando ti vendichi non esprimi la versione migliore di te stesso. 

È facile agire sulla base dei nostri impulsi, ma chi di noi non desidera diventare una persona migliore?

E diventare una persona migliore significa cercare di esprimere in ogni circostanza la migliore versione di noi stessi.

Questo significa saper perdonare, agire in modo compassionevole, non farci accecare dalla paura o dalla rabbia, gestire le situazioni in modo maturo.

Questa non è ovviamente una cosa semplice da fare, ma credo che dovremmo sforzarci di considerarla come una linea guida da seguire quando siamo in grado di valutare le situazioni con calma.

Se quindi la rivalsa e la vendetta non sono le opzioni ideali, qual è la soluzione migliore?

Un approccio più compassionevole. 

Credo che un approccio più compassionevole rappresenti la scelta migliore, perché:

Ti consente di esprimere la parte migliore di te.

Ti fa sentire meglio con te stesso.

Ti fa guadagnare il rispetto degli altri attraverso un comportamento più maturo.

È di aiuto ai tuoi rapporti.

È una forma di gentilezza verso l’altro, che evidentemente sta affrontando delle difficoltà.

Contribuisce a rendere il mondo un posto migliore, un rapporto alla volta.

Ecco come riuscirci:

Fermati, invece di agire in base a istinto, rabbia e paura. 

Prendi consapevolezza del momento in cui stai per esplodere dalla rabbia. Invece di agire sulla base di questo impulso, fermati. Respira. Prenditi un momento per riflettere. Valuta le tue azioni prima di agire.

Rimani con questa sensazione fisica, piuttosto che con la situazione che ha provocato il tuo impulso.

Quando sei arrabbiato o impaurito, nella tua mente continui a ripeterti una storia (“Quella persona è stata davvero maleducata!”)… allora, invece di rimuginare su questa storia, porta la tua attenzione sull’effetto che questa situazione ha sul tuo corpo, da un punto di vista fisico.

In quale parte del corpo stai avvertendo questa sensazione – petto, stomaco, collo, spalle, viso? Quali sensazioni fisiche riesci a notare? Rimani con queste sensazioni fin quando riesci, riportando su di esse la tua attenzione quando noti che la tua mente è ritornata a pensare alla storia. Rimani con la sensazione, e donale un pò di compassione.

Allarga la tua prospettiva per vedere la difficoltà in cui si trova l’altro. 

Quando sei riuscito a stare per alcuni momenti con la sensazione fisica scaturita dalla tua rabbia, prova ad uscire dalla prospettiva ristretta in cui hai incalanato la tua storia: prova ad ampliare quella prospettiva fino a ricomprendervi tutte le difficoltà, gli ostacoli e i problemi che l’altra persona sta affrontando.

Forse sta avendo una brutta giornata? Forse sta attraversando un periodo molto problematico? Si trova in una situazione di difficoltà che forse non conosco?

Quando ti rendi conto che l’altra persona sta attraversando un momento difficile, lottando contro delle difficoltà… forse per te  a questo punto sarà più facile trovare nel tuo cuore un pò di compassione, ora forse per te non esisterà solo l’offesa ricevuta. Questo è lo spazio che puoi provare a scoprire.

Domandati:

qual è il gesto o l’azione più gentile e compassionevole che posso fare sia per me che per l’altra persona? Avere un confronto calmo e un dialogo aperto? Porre fine al rapporto in modo tale che nessuno dei due soffrirà nuovamente? Coinvolgere una terza persona che possa offrire una prospettiva imparziale?

Ci sono molte opzioni a disposizione – prova a sceglierne una che non scaturisca dalla tua rabbia o dalla tua sete di vendetta, ma che invece trovi origine nella tua gentilezza e nella tua sensibilità.

Tutto questo non significa certamente che devi assumere un atteggiamento da “sottomesso” e lasciarti calpestare dagli altri. Essere compassionevole non significa non rispettare te stesso – al contrario, la compassione inizia innanzitutto con un profondo rispetto verso se stessi.

Essere compassionevole significa saper ampliare la propria prospettiva e porsi nei panni della persona con cui ti sei scontrata, cercando di comprendere come i suoi ostacoli, problemi e difficoltà l’abbiano portata a comportarsi in un certo modo.

Spesso avrai bisogno di agire con decisione per proteggere te stesso e non essere ferito. Sei tu il solo responsabile per la difesa di ciò che ti sta a cuore e sei tu che devi esprimere il tuo pensiero in modo assertivo.

Essere compassionevole non significa rimanere in silenzio mentre qualcuno ti fa del male. Ma allo stesso tempo puoi rispettare te stesso esprimendo il tuo punto di vista in modo chiaro e gentile. O ponendo dei confini con l’altro in modo fermo ma senza rabbia.

Nulla di tutto ciò è semplice.

Non sostengo che ci siano soluzioni miracolose. Fa male compromettere un rapporto attraverso un meccanismo di vendette reciproche e non è semplice gestire rabbia, delusione e risentimento. Essere compassionevole non è certo più facile, ma se riesci a mettere in pratica la compassione – spesso dovendo mettere da parte il tuo orgoglio – contribuirai a rendere il mondo un posto migliore e più ricco di felicità.

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